Appoggiato alla parete argillosa, Pier guardava i riflessi della luna muoversi sulla superficie appena increspata del mare. Le onde si infrangevano a pochi metri davanti a lui placidamente, e alle sue spalle si sentiva il leggero mormorio dei cespugli di canne appena mossi dal vento tutt’intorno alla piccola insenatura sabbiosa.
Spense la sigaretta e si accucciò per terra raccogliendo la bottiglia di birra che si era portato dietro come faceva spesso dopo le guardie di sera. Si era tolto la divisa e adesso sentiva sulla pelle delle gambe il freddo della sabbia appena umida per la sera. Ogni tanto il vento si infilava tra le pieghe della camicia sbottonata e gli provocava dei gradevoli brividi di freddo, ma dopo una giornata d’estate passata nella capitaneria a passar pratiche e le ore di guardia fino a sera tardi, i rari aliti della brezza marina sembravano portar via dal corpo tutta la stanchezza e il sudore del giorno.
Andava spesso in quella caletta a fine giornata, sapeva che non c’era mai nessuno, nemmeno le coppiette, era troppo vicina alla caserma della guardia costiera, e qualche volta si faceva un tuffo rapido nell’acqua calda della notte, magari nudo.
I suoi colleghi, invece, non ci andavano mai perché preferivano le spiagge vicino alla città, con gli stabilimenti, dove potevano ubriacarsi della vita notturna e della libertà estiva.
Quella sera si sentiva stanco però, niente bagno, solo qualche altra sorsata di birra e poi sarebbe tornato nel suo appartamento in caserma, dove lo aspettavano le lenzuola messe in fresco nel frigorifero.
Prese un’altra sigaretta. L’ultima pensò.
Poi, mentre stava per accenderla, sentì un rumore di passi arrivare dalla sporgenza di scogli che nascondeva la piccola baia, poco dopo apparve una figura; solo quando si fece più vicina si accorse che era Alberto, un v.f.b. che era arrivato da poco in capitaneria, un ragazzo di circa ventotto anni che quel giorno aveva anche fatto il turno di guardia con lui.
Quando si accorse che nell’ombra della parete d’argilla che sovrastava la spiaggetta c’era qualcuno rimase sorpreso.
“Ah, è lei, tenente, non l’avevo riconosciuta al buio”.
“Si, sono io, mi stavo fumando una sigaretta prima di andare a letto. ne vuoi una?” gli rispose porgendogli il pacchetto.
“No, grazie… – disse ansimando, aveva il fiato grosso – ma fumare dopo una bella corsa non è il massimo, e poi non fa bene sa?”
“Pensavo di essere l’unico a frequentare questo posto...”
“Mah, ogni tanto faccio un po’ di footing la sera, approfitto del fresco, durante il giorno è impossibile, tra il caldo e il servizio...”
Portava una canottiera aderente e un paio di calzoncini corti da corsa, alla luce della luna le braccia e le gambe muscolose rilucevano bagnate di sudore. Aveva davvero un bel fisico, alto, i capelli biondi piuttosto lunghi per la media di un allievo ufficiale, un viso regolare, dai lineamenti dolci e adolescenziali, ancora quasi del tutto imberbe.
Pier si accorse di fissarlo quasi in modo imbarazzante, Alberto aveva adesso quello che pareva un’espressione complicità sulla bocca.
“Beh, comunque adesso che non siamo in servizio – gli disse, e si guardò a indicare la sua tenuta poco ortodossa, un paio di bermuda e la camicia della divisa aperta – puoi anche darmi del tu e chiamarmi Pier... in fondo ho solo trentacinque anni, non sono mica un vecchio rincoglionito come il capitano!”
Alberto rise, per un momento.
“Davvero, tenente, lei ha ... – poi si fermò – scusa, ma è l’abitudine, davvero Pier hai trentacinque anni?... io pensavo che avessi la mia età – stavolta fu lui a soffermare lo sguardo sul fisico asciutto di Pier, che anche se non faceva costantemente palestra aveva comunque una forma discreta, le spalle larghe e un corpo snello e tonico – mi chiedevo in effetti come mai un ragazzo così giovane fosse già tenente...”
“Eh no, - rispose lui, sorseggiando ancora della birra – in realtà sono nella guardia marina quasi da otto anni...”
“Allora è comprensibile... cristo, devo puzzare come un animale, appena mi sono fermato mi sono coperto di sudore... ho bisogno di fare un tuffo”.
Lo guardò come con un sorriso di maliziosa complicità.
“Lei non si formalizzerebbe, oh scusa, - si interruppe con un sorriso – non ti formalizzi, vero, se mi faccio un bagno?”
“Assolutamente... ogni tanto lo faccio anch’io, figurati... fai pure, poi te l’ho detto, anche volendo, non siamo in servizio... – rispose con un’occhiata furba - poi magari torniamo in caserma insieme”
“Bene allora mi spoglio e faccio in un attimo”.
Si sfilò la canottiera mostrando nel gesto di allungare il torso e le braccia verso l’alto gli addominali ben definiti e un petto modellato dall’esercizio fisico ma non eccessivo, aveva anche della spalle ben proporzionate. Poi con finta pudicizia si girò dandogli le spalle, si abbassò i calzoncini, sotto i quali non aveva slip, ed entrò in mare, di corsa, mentre Pier dalla riva seguiva con interesse l’ondeggiare armonioso e ritmico delle sue chiappe tonde, finchè non si buttò in acqua.
In un attimo arrivò dove l’acqua gli permetteva di tuffarsi e scomparve sotto la superficie liquida per riemergere un po’ più al largo.
Fece ancora qualche bracciata, poi si girò verso riva, la luce della luna era davvero limpida quella sera. Gridò rivolto a Pier:
”Dai buttati anche tu... l’acqua è straordinaria...”
Ci pensò un attimo, anche lui non aveva il costume e avrebbe dovuto tuffarsi nudo, ma non era certo quello il problema... dubitava solo di riuscire a tenere a bada l’uccello, che aveva già manifestato chiaramente intenzioni bellicose verso il commilitone alla vista del suo corpo nudo.
Già qualche altra volta lo aveva sondato con lo sguardo in caserma, non era riuscito bene a capire se poteva essere interessato a farsi una scopata o se era irrimediabilmente etero.
Decise di provare, comunque almeno in acqua non avrebbe potuto accorgersi di nulla...
“Allora, vuoi venire o no?”
”Arrivo, arrivo” – rispose buttando sulla sabbia calzoni e camicia e avviandosi di corsa verso l’acqua per nascondere l’uccello già quasi duro.
Poco dopo l’aveva quasi raggiunto, la sensazione dell’acqua calda della notte e l’odore salmastro insieme alla birra gli facevano leggermente girare la testa.
Alberto se ne stava fermo, poco davanti a lui, riusciva quasi a scorgere solo il luccichio degli occhi sulla superficie dell’acqua, e aspettava in silenzio.
Si sentì quasi in imbarazzo di fronte al silenzio di quello sguardo.
“L’acqua è meravigliosa qui di notte – esordì Pier interrompendo il vuoto silenzioso che li aveva distaccati da tutto il resto dell’universo – non ci sono nemmeno le meduse, almeno io non ne ho mai incontrate”
Non rispose, continuava a guardarlo.
Poi a un tratto gli si avvicinò, adesso poteva vedere i suoi occhi chiari quasi brillare maliziosamente alla luce lunare.
“Mi sono accorto di come mi guardi, ogni tanto in caserma... ti piacerebbe scoparmi, vero?”
Rimase senza parole.
“Ma che cazzo stai dicendo – rispose tra il sorpreso e l’infuriato – io non ti guardo in nessun...”
Non riuscì a finire la frase perchè Alberto con un colpo di reni si immerse completamente sott’acqua e Pier non lo vide più finchè non sentì uno spostamento d’acqua alle sue spalle.
Era Alberto che ritornando a galla proprio dietro di lui lo abbracciava stringendolo forte intorno al petto con il braccio sinistro, mentre con la mano destra gli prendeva in mano il cazzo semiduro.
Appoggiò il viso dietro il collo di Pier, bloccando un tentativo di divincolarsi e gli mormorò all’orecchio, facendolo rabbrividire al contatto:
“A me piacerebbe provare... – fece una pausa, mentre con le gambe nuotava verso riva trascinando Pier a corpo morto, lo teneva incollato ai suoi muscoli sodi – non l’ho mai fatto prima... con un altro uomo, intendo... e anch’io ti ho guardato qualche volta, mi piaci. Sono venuto qui stasera, perchè avevo visto che ogni tanto te ne venivi da questa parte da solo, a fine turno, facevo solo finta di correre. Ma ero qui per te. Perciò, se ti va... potremmo divertirci un po’, che ne dici? Il tuo amico sembrerebbe d’accordo” e accompagnò l’ultima affermazione con una vigorosa strizzata sui coglioni.
Ormai erano arrivati in un punto in cui potevano stare in ginocchio. Alberto lo liberò dalla sua morsa sensuale e Pier si girò verso di lui.
Ora lo guardava in faccia. Sembrava fin troppo sicuro della risposta.
“Ma allora sei un furbetto! – gli disse stringendolo al petto impaziente di sentire il piacere del contatto con la pelle bagnata.
Poi lo baciò.
All’inizio Alberto rimase un po’ rigido, ma il suo amico tra le gambe rispondeva per lui al trattamento della lingua di Pier, che esplorava la sua bocca come le mani ne sondavano tutto il corpo, soprattutto quel culetto sodo che aveva ostentato per tentarlo.
Ora anche l’“amico” di Alberto era sull’attenti.
“Allora che ne dici ?”– gli chiese
“Baci niente male per essere un uomo... - rise Alberto prendendogli il cazzo in mano e cominciando a tirargli una sega sott’acqua – vediamo anche il resto”.
E di nuovo sprofondò la lingua dentro la bocca di Pier muovendola come un serpente impazzito. Era caldo come quella notte d’estate, il ragazzo, pensò Pier, un attimo prima di lasciarsi andare, ebbro del calore liquido dei loro corpi confusi insieme.
Si attorcigliarono l’uno all’altro come un’alga attorno all’elica di una barca, Pier non smetteva di baciargli il collo mentre Alberto si dedicava con passione ai capezzoli turgidi del tenente e al suo petto umido e salato.
“Siii, così... mordili piano, ancora...”
Alberto scese piano tracciando un sinuoso percorso con la lingua sulla pancia di Pier, sempre più inebriato dal confondersi sulla sua lingua dell’acqua di mare, dell’aroma della birra sulla bocca di lui e delle sigarette sulle sue mani e sulla pelle.
Ora si era inginocchiato di fronte al cazzo scappellato di Pier.
Lo guardò fisso negli occhi,
“Posso prenderlo in bocca?”
”A questo punto direi che devi... “
Prima fece dei tentativi baciandolo sulla punta, poi a poco cominciò a leccare la cappella e l’asta, poi lo prese gradualmente in bocca, sempre un po’ di più, aveva un cazzo non esageratamente lungo ma bello spesso ma con un po’ di prove alla fine riuscì ad affondare il naso nel piccolo cespuglio di peli bagnati.
Sentiva la cappella spugnosa sfregare sul palato e muoveva la lingua provocandogli dei sommessi gemiti di piacere, e intanto non riusciva a non pensare a quanto era buono il sapore del cazzo e del liquido prespermatico, appena acido e salato.
“Siii, così, succhialo tutto... così”
Ora Pier guidava il movimento della testa di Alberto, docile, tenendola dai capelli con le mani, avanti e indietro sulla spranga sempre più dura.
“Piano, così, sei fantastico... sei un succhiacazzi fantastico...”
Intanto Alberto si riempiva le mani del corpo di lui, lo esplorava e lo percorreva finchè si introdusse fra le chiappe piccole e tonde e prese a stimolargli il buco.
“Bravo... infilami un dito mentre lo succhi” gli sussurrò Pier.
Così, un po’ rudemente, il ragazzo gli mise su per il culo prima uno, poi due e infine tre dita. Lui godeva come un pazzo, ma, quando sentì la sborra cominciare a ribollire nelle palle gonfie come due noci di cocco, lo fermò e lo fece alzare.
“Non credo che vorrai limitarti a un pompino... – lo guardò negli occhi e gli colò in bocca un bacio dolcissimo riconoscendo il retrogusto dei propri umori – pensavo che potrei prendermi cura anche del tuo culetto...”
Le pupille di Alberto brillarono di desiderio.
“Si – quasi ansimava dall’emozione – non volevo chiedertelo, ma perchè no, mi sento caldo come una troia, hai un cazzo buonissimo...”
“Ti è piaciuto, eh, porcellino – lo baciò ancora – vedrai come ti piacerà sentirlo salire dal buco del culo!”
Alberto si sentiva bruciare dal desiderio di essere sfondato, ricambiò i baci di Pier e poi fu il suo corpo a sentirsi ricoperto da una lingua, che si faceva strada prima sui pettorali poi sugli addominali, indugiando nella fossetta dell’ombelico, fino a sgusciare intorno alla mazza dura come ferro e pulsante.
Pier la avvolse tutta nel calore umido della sua bocca, non era troppo lunga ma piuttosto larga, prese a ingoiarla tutta alternando ora movimenti più lenti ora leccate rapidissime, mentre sentiva tutto il corpo di Alberto scoso dai tremiti del piacere.
“Cristo... siiii... prendilo tutto – muoveva il bacino sempre più a scatti – non smettereeee”.
Gradualmente Pier passò ai coglioni, non voleva che venisse troppo presto, aveva altri programmi per il suo orgasmo, e poi, facendolo girare prese e leccargli lo sfintere, avvicinandosi pian piano alla rosetta, mentre lui si sdraiava sulla schiena per dare spazio ai suoi colpi di lingua.
Quando ebbe lubrificato per bene il buco si apprestò a infilarci dentro l’uccello.
Con notevole rapidità sollevo le gambe di lui, ora steso con la schiena nell’acqua alta un paio di dita, poggiandosele sulle spalle, si chinò in avanti baciandolo, aprì le chiappe con le mani e poggiò la cappella sull’ingresso dello strettissimo condotto anale.
Poi spinse.
“Aaaaaaaaaah... dio... aaaaaaaah, no, cos... aaaaaaaaah”
“Non ti preoccupare – sentiva la cappella adattarsi al culo di Alberto, piccolo e fino ad allora intatto – è già quasi tutto dentro, cosììììììì... ancora un ultimo sforzo, siiiiiiiiiiii, hai un culetto davvero accogliente...”
Alberto aveva sentito le palle di Pier sbattere sulle chiappe insieme allo sciabordio del mare, sentiva il cazzo bruciargli come se avesse una spada di fuoco nel culo, poi in poco tempo il suo buchetto si adattò allo spessore dell’uccello e il dolore si trasformò in una serie di ondate di piacere che si spandevano dalla schiena fino alla testa, come cerchi concentrici, man mano che il ritmo dell’inculata cresceva.
“Ecco, piccolo – disse Pier soffermandosi ad accarezzarlo mentre lui gli cingeva i fianchi esili incrociando le gambe, e intanto beveva come un dolcissimo nettare i riflessi argentei del pallido disco notturno sulla sua pelle bagnata – adesso hai perso per sempre la verginità dal culo…”.
“Aaaaaaaaaa, si, sfondami... spaccami il culo... è bellissimo”
“Ti piace, eh – gli mormorava nell’orecchio facendogli venire la pelle d’oca – sentire il cazzo che sale su per il buco del culo…hai un buchetto bellissimo”
Alberto lo stringeva con una forza tremenda, godeva come un pazzo e assecondava la successione di impalate sulla sua sbarra marmorea, sentiva ogni fibra del suo corpo partecipare al movimento del bacino di Pier.
“Siii Pier, inculami... voglio sentirlo tutto su per il culo... cavalcami”.
“Ti accontento subito”.
Tirò fuori l’uccello e lo fece mettere a quattro zampe, poi si accucciò su di lui e glielo reinfilò tutto nel culo con una botta secca.
“Aaaaaaaaaah! così, siiiiiiiii, cosììììììììì...”
Sotto quei colpi, Alberto non poteva fare altro che spalancare il più possibile il culo, tendendo le mani nella sabbia, mentre Pier lo teneva dai fianchi e ammirava rapito la smorfia di piacevole dolore dipinta sul viso adagiato su un lato nella sabbia.
Non ce la faceva più.
Dopo un ultimo colpo sentì la sborra esplodergli su per il cazzo.
“Vengoooo, vengoooo, siiiiiiiiiiiiiiii… cristo!, vengooooooo”
“Siiii, riempimi il culo di sborra, riempimi tutto di teeee, siiii”.
E così riversando numerosi fiotti di sperma nelle sue strettoie anali, si accasciò senza fiato sulla sua schiena.
Dopo un po’, quando l’uccello aveva dato segno di volersi ritirare lo aveva tirato estratto dal culo e si era steso sulla schiena nell’acqua, a prender fiato, a fianco del ragazzo che giaceva ancora bocconi nella sabbia.
A un tratto Alberto si voltò verso di lui, il viso era a pochi centimetri e poteva ancora scorgere le tracce dell’estasi che aveva provato, e con uno sguardo quasi annebbiato gli si rivolse:
“Adesso però tocca a me… ho voglia di scoparti… voglio sbatterti il cazzo nel culo fino a farti scoppiare il cervello…”
“Signorsì, collega... agli ordini!” – rispose lui sorridendo.
Subito il ragazzo si mise a cavalcioni e si chinò su di lui a baciarlo con violenza, strofinando la punta dell’uccello lungo la sua pancia. In qualche minuto riuscì a recuperare l’erezione di Pier e lo sollevò dal culo, separando le chiappe e iniziando a leccargli prima timidamente, poi con forza sempre maggiore, la rosetta e la sacca delle palle.
“Bravo, Alberto… così… non farmi sentire i denti, quasi non si direbbe che non l’hai mai fatto prima… ssiiiii…”
Dopo un po’ gli infilò un dito nel culo, sentiva il tessuto dello sfintere cedere senza troppa fatica, così prese confidenza e ne aggiunse altre due, con un po’ di ruvidezza, seguendo il movimento ondulatorio delle natiche di Pier, cercando di dargli più piacere possibile.
Poi rimise le sue chiappe a bagno sulla sabbia e tenendole aperte si insinuò tra di loro con il cazzo proteso in avanti. Con una mossa improvvisa glielo spinse tutto su per il culo, finchè non sentì sbattere le palle.
Prese a stantuffare il buchetto senza troppe cerimonie, la sensazione di avere l’uccello avvolto nel caldo condotto anale di Pier lo faceva impazzire.
Lui cercava a sua volta di guidarlo tenendolo dai fianchi, ma non riusciva a trattenere tutta la sua foga, i colpi continui e profondi lo facevano sobbalzare, non era particolarmente lungo ma lo spessore tendeva il suo anello anale fin quasi allo spasmo… anche per la violenza con cui seguitava a sbatterlo e che, inaspettatamente, lo faceva colare di liquido prespermatico come un pazzo!
“E’ meraviglioso sbatterti il bastone nel culo, voglio scoparti all’infinito”
“Bravo, continua così, non smettere, siiiiiiii …. Montamiiii…. Sbattimi senza fermarti, ecco… ancora daiiiiiiiii”
Si voltò su un lato sempre mantenendo nel culo la sbarra di Alberto, che adesso lo inculava come se volesse fargli arrivare la cappella in gola, il ritmo della chiavata si faceva sempre più forsennato, il ragazzo non riusciva a trattenere gemiti di godimento ogni volta che sentiva stringersi e contrarsi i muscoli del buco del culo.
Sentiva lo sperma ribollire lungo la canna, i muscoli irrigidirsi, il respiro prendere un andamento sempre più veloce e rivolse alla sua vittima consenziente uno sguardo che racchiudeva una richiesta precisa: la risposta arrivò, muta, da un bocca spalancata sul baratro dell’orgasmo, attraverso uno sguardo d’assenso.
Estrasse il cazzo dal buco e spostandosi agilmente con il bacino lo infilò tutto nella sua bocca, poi diede diversi colpi profondi, come se gli stesse scopando la faccia.
“Aaaaaaaah….. aaaaaaaaaaaaaaaaah…. Siiiiii, non ce la faccio piuuuuuuuuù, ti riempio la boccaaaaa….. sborrooooooo”.
Riversò una colata di lava bollente nella gola di Pier che lo teneva stretto dai fianchi scossi nel singhiozzo dell’eiaculazione, il volto contorto in un’espressione di estasi orgasmica, gli occhi rovesciati indietro.
Quando ebbe finito di scaricargli i suoi liquidi in bocca si sdraiò di fianco a lui e non seppe resistere alla tentazione di assaggiare il miscuglio di umori che aveva in bocca.
Di nuovo lo cinse da dietro con le braccia, poggiando il cazzo ancora rovente sui suoi glutei, e si allacciarono in un bacio salato e denso.
“Grazie di avermi fatto godere nella tua bocca… credo di non aver mai goduto tanto a riempirne una come stanotte – aveva uno sguardo di sincera riconoscenza negli occhi.
“Di niente, collega, è stato un piacere per me…” gli chiese Pier “tu non sei male, solo un po’ stretto, ma provvederò ad allargarti di persona… ah già e un po’ troppo irruento, mi sembrava che volessi aprirmi come una mela! Piuttosto… che ne dici del sapore del cazzo?”
“Buono il cazzo, tenente – rispose ridendo Alberto – almeno quanto il culo!”, infilandogli una mano tra i glutei.
“Sei davvero una piccola troietta promettente… ma non preoccuparti, al termine dell’addestramento avrai imparato a scopare educatamente e a rispettare i superiori come si deve”.
“Non vedo l’ora!”
Scoppiarono a ridere insieme, mentre le onde li ricoprivano con il loro sciabordio leggero e la schiuma sottile del mare, quasi come fossero una coperta sui loro corpi stremati e avvinti.
(si ringrazia DeepDungeonDark per la foto)